Post Scriptum – Antistress

Scritto da admin on . Postato in Post Scriptum : Dialoghi senza cravatta

maniCome afferma Javier Marìas in uno dei suoi libri più evocativi, Nera schiena del tempo, edito per l’Italia da Einaudi, nella lingua spagnola non esiste un termine corrispondente al nostro “rimpianto”. Secondo lui è come se i nostri cugini iberici non siano dediti alla tipica lamentazione all’italiana per quello che è stato o per quello che poteva essere. Come se avessero uno sguardo meno malinconico verso il passato rispetto a noi.
Chissà se è la verità, ma questo è un meraviglioso esempio di “realia”, ovvero di parola o espressione della lingua che rappresenta oggetti e fenomeni tipici di una popolazione, da un punto di vista culturale, geografico, o materiale e che non ha corrispondenze specifiche in altre lingue. Un eschimese non saprebbe mai identificare un cammello, non esiste il termine cammello nel loro linguaggio. Potrebbe forse gridare “…guarda quella specie di cavallo con un iceberg sulla schiena…” o robe del genere. Ma cammello no. I cammelli non nascono al Polo Nord.C’è un realia giapponese che mi colpisce molto: karoshi. Che vuol dire più o meno morte per eccesso di lavoro, e viene a tutti gli effetti riportata come causa clinica nelle statistiche dei decessi. Il Giappone ha un termine solo dunque per indicare fino a che punto lo stress da lavoro possa essere deleterio per l’uomo, letale addirittura. Noi ancora no, ma le nostre statistiche non sono affatto positive.Il 22% dei lavoratori dell’Unione Europea mette lo stress al secondo posto tra i problemi correlati alla salute al lavoro, un lavoratore su quattro secondo le stime relative all’Italia. E colpisce che esso abbia scalato così in alto le vette della classifica. Tachicardia, attacchi di panico, mancanza di respiro, cefalea, gastrite, disturbi del sonno, dell’umore, i principali sintomi generati dallo stress, che se non presi in tempo, possono diventare cronici e sfociare in patologie organiche. Il tema dello stress sul lavoro è estremamente ampio, antico, pieno di contraddizioni, di falsi storici. Le aziende se ne occupano, e ci sono figure specializzate atte a valutare la percentuale di stress di questo o quell’altro pensiero. Ma cos’è lo stress? E perché ci si stressa sul lavoro? Le motivazioni possono essere molteplici, a volte legate a questioni caratteriali, alle frustrazioni che c’è da dire non sempre risiedono tra le sole pareti dell’impresa. Ma la testa dei manager è più spesso piena di tensioni dovute a quello che da loro ci si aspetta, alle performance collegate al costui o costei di turno e che diventa tanto più ambita, difficile e minatoria tanto più si sale con l’asticella, nel regno in cui la paura di non farcela risiede nel farsi persuasi di non avere le giuste risorse per realizzare quanto ci viene chiesto. Fiducia che spesso viene alimentata dall’avaro riconoscimento di feedback positivi. Quante volte nella tua vita professionale puoi contare, sulle dita della mano, un “bravo” detto dal tuo capo? Vai indietro con il tempo, scrivi questi momenti da qualche parte, poi contali… vedrai che probabilmente non utilizzerai tutte le dita, anzi magari ne basta una soltanto. E vedrai che non sei l’unico. Perché gli stili di management sono costruiti sulla seguente regola: sempre a credito, mai a debito. Per cui se tu capo ti sbottoni con qualche bella frase plaudente, poi sono guai. Pensa bravo, di’ va bene. Pensa fantastico, di’ non c’è male. Perché se rendi quel rapporto orizzontale, devi incrociare lo sguardo dell’altro, e autorizzi l’altro a fare altrettanto. Se guardi dall’alto verso il basso no, anzi meglio ancora se guardi da un’altra parte, il problema lo eviti proprio. Molto stress nasce dal sentire l’organizzazione non accogliente, che non tiene conto di te, delle tue debolezze, delle tue difficoltà. E questo logora anche i più resistenti. Come fare dunque per liberarsi la testa? Pensare meno, allentare la morsa del giudizio, abbassare l’asticella del risultato. Tutto vero. Tutto estremamente difficile. E se la ragione non ci aiuta, possiamo anche cucinare come fanno in molti. La cucina fa tendenza ormai, spopola in TV, spopola sul web, spopolano i corsi non più solamente dedicati alle donne in cerca di ispirazioni. Il pubblico è sempre più vario, dai foodies, i veri amanti della buona cucina, ai giovani in cerca di una professionalità sempre più ambita, ai nostri Manager che proprio tra i fornelli sembrano combattere meglio lo stress da lavoro. Mettere le mani in pasta, sporcarsele di farina, creare nutrimento per sé e per gli altri non perché si deve, ma perché si vuole, è un esercizio manuale e come tutto ciò che è fisico, aiuta certo a scaricare la mente. Ma forse, aggiungiamo noi, potremmo lavarci le mani, e mangiare e godere di ciò che già è apparecchiato, facendo però attenzione a non preoccuparci troppo della dieta..
 
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