POST SCRIPTUM – La cultura del Team Building

Scritto da admin on . Postato in Post Scriptum : Dialoghi senza cravatta

Ho ricevuto una mail qualche giorno fa, che mi ha fatto sorridere come non capitava da un po’. Era di una ragazza timida, riservata, molto sulle sue, con un’incredibile voglia di comunicare negli occhi. La ricordo nelle ultime file di un’aula alquanto chiassosa, che si alza in piedi un po’ goffa e con un filo di voce, si presenta sussurrando il proprio nome: Maria. Più avanti ho appreso che in realtà Maria era una grande chiacchierona e un’amabile compagna, ma solo nella dimensione di piccoli gruppi. Più la platea si allargava, più lei si ritraeva. Il suo blocco era il pubblico. Il moltiplicarsi delle pupille indagatorie che la facevano sentire a disagio. E più aumentava il disagio, più la voce le rimaneva stretta in gola, abbracciata alla rassicurante coperta di un protettivo e secco palato.   Maria aveva partecipato ad uno dei corsi formativi che organizzo e mi aveva colpito durante un’esperienza di team building ambientata in teatro e mirata ad aumentare il senso di gruppo e di identità del singolo. Maria sedeva tra i suoi compagni con lo stesso atteggiamento di sempre: un grande entusiasmo e un serrato mutismo. Ma la sorpresa era dietro l’angolo. Per lei e per tutti noi. Nel corso della giornata, nascosta sotto la maschera del gioco assegnatale dai formatori, Maria si era lanciata tra le braccia dei suoi compagni, mostrando una capacità comunicativa e collaborativa che ci lasciò tutti a bocca aperta. Il blocco di Maria, il muro della sua fiducia nella propria espressività, era stato intaccato in maniera decisiva, portando valore aggiunto a sé e al gruppo, valore che era stato accolto e confermato da lì in avanti. La foto che Maria mi inviava in quella sua bella mail, era la testimonianza di quel senso di appartenenza, condivisione e cooperazione che rendono unico un gruppo. Quella del teatro è una delle tante metodologie di formazione esperienziale che può incidere nella costruzione del gruppo, o appunto team building come amano dire gli studiosi d’oltre oceano. L’idea è che un contesto, differente da quello in cui si è soliti abitare, possa migliorare le dinamiche interne al team, poiché facilita la conoscenza delle proprie e delle altrui competenze e quindi la relazione stessa tra gli individui, e diminuisce le distanze, sia quelle fisiche che psicologiche. Così un dirigente diviene compagno di squadra di un impiegato, così un addetto amministrativo può condividere punti di vista con un rappresentante del commerciale, così una ragazza timida come Maria può esprimere più liberamente le proprie idee in una qualsiasi riunione di staff. Oggi team building vuol dire tante cose. Il mercato offre corsi aziendali di cucina, bricolage, thriller, musica, pittura, canto ecc. Ci sono società di consulenza specializzate e c’è un grande proliferare di idee. Tutte indubbiamente con un loro senso, una loro efficacia. Tutte cose buone in sé, ma realmente efficaci? E’ valido organizzare un’arrampicata sulle montagne per sviluppare la fiducia tra colleghi? O creare gare di scacchi per sviluppare pensiero strategico condiviso? O andare a vela per facilitare il rispetto dei ruoli? La collaborazione tra soggetti è fondamentale per il corretto funzionamento di un gruppo. Pensiamo alla meravigliosa, stoica comunità delle api, così dignitosa da essere osservata e addirittura decantata da poeti, scienziati e oratori. Ognuna ha un ruolo, una specifica competenza, ognuna lavora per il bene della propria organizzazione. Il rigore dell’ape regina. La meticolosità dell’ape magazziniera. Il coraggio dell’ape guardiana. Il guizzo della bottinatrice. C’è rispetto reciproco, c’è collaborazione, c’è umiltà tra le api. Non sfuggì a Virgilio, non sfuggì a Cicerone, non sfuggì ad Einstein. Non sfugge alla cultura contadina in generale. E l’alveare è da sempre sinonimo di perfetta cooperazione, un’efficacia che scorre dolce come il miele. Ma l’aggregazione non si ottiene mettendo solamente insieme i pezzi. Il team building è uno strumento, utilizzato ai fini di ottenere un risultato, che non sempre è scontato. Perché come tutti gli strumenti, devono essere inseriti nel giusto contesto. Se si guarda lo strumento in sé non possiamo che innamorarci di ciascuno e dire: che fico!!! Il presupposto alla base di tutto è che si può incidere sui comportamenti delle persone. Sempre. Ma creando il contesto più adeguato. La vita organizzativa non è un teatro o una fiera delle idee. Non è fare una passeggiata all’aria aperta mano nella mano. Non è spargere la farina sul tavolo, mentre aspetti che l’altro ci versi le uova. E’ prendere in mano la frusta dallo stesso lato e modulare la velocità di sbattitura secondo il ritmo di ciascuno. E’ tenere il timone verso una rotta condivisa e lavorare sodo tutti affinché il vento non trasporti quella barca alla deriva. E’ accordare il suono dei proprio strumento a quello del vicino per sviluppare un’unica armonia. E’ forse costruire insieme gli esagoni di quell’alveare chiamato impresa. Lavorando per accrescere consapevolezza, che è la porta della responsabilità.  
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